Rating di legalità 2026: perché sta diventando uno strumento strategico per credito, appalti e governance d’impresa

    Redazione Meta

    Negli ultimi anni il rating di legalità ha progressivamente assunto un ruolo sempre più rilevante all’interno dei rapporti tra imprese, sistema bancario e pubblica amministrazione. Nato inizialmente come strumento reputazionale volto a valorizzare le imprese caratterizzate da elevati standard di correttezza e trasparenza, oggi il rating di legalità rappresenta un vero e proprio indicatore di affidabilità aziendale con impatti concreti:

    • sull’accesso al credito;
    • sul costo dei finanziamenti;
    • sull’accesso ai bandi pubblici;
    • sulla partecipazione alle gare;
    • sui rapporti con gli stakeholder;
    • sulla governance societaria.

    Il nuovo Regolamento attuativo approvato dall’AGCM con delibera del 27 gennaio 2026, entrato in vigore il 16 marzo 2026, rafforza ulteriormente questo strumento, introducendo:

    • maggiore durata del rating;
    • nuovi elementi premiali;
    • rafforzamento delle cause ostative;
    • incremento degli obblighi informativi;
    • maggiore integrazione con i sistemi di valutazione del rischio.  

    L’evoluzione normativa dimostra chiaramente come il legislatore e le autorità di vigilanza stiano progressivamente trasformando il rating di legalità da semplice attestazione reputazionale a vero indicatore di qualità organizzativa, compliance e sostenibilità aziendale.

    Cos’è il rating di legalità

    Il rating di legalità è stato istituito dall’art. 5-ter del D.L. n. 1/2012 con l’obiettivo di misurare:

    • il rischio connesso all’attività economica;
    • l’affidabilità dell’impresa;
    • la capacità di adempiere alle proprie obbligazioni;
    • il rispetto di standard elevati di legalità e correttezza.  

    Il rating viene rilasciato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) su richiesta dell’impresa interessata.  

    Possono richiederlo:

    purché siano rispettati determinati requisiti dimensionali e sostanziali.  

    I requisiti per ottenere il rating

    Il documento individua quattro requisiti cumulativi principali:

    1. sede operativa in Italia;
    2. iscrizione al Registro delle Imprese da almeno due anni;
    3. fatturato minimo pari a 2 milioni di euro nell’esercizio precedente;
    4. assenza delle cause ostative previste dal Regolamento.  

    Questo aspetto è particolarmente importante:
    il rating di legalità non è riservato esclusivamente alle grandi imprese, ma può essere ottenuto anche da PMI strutturate.

    Le novità introdotte dal Regolamento 2026

    Il nuovo Regolamento del 2026 introduce alcune modifiche estremamente rilevanti.

    Durata triennale

    La prima novità riguarda la durata del rating:

    • da due anni;
    • a tre anni.  

    Questa modifica aumenta:

    • stabilità dell’attestazione;
    • spendibilità commerciale;
    • continuità nei rapporti bancari e pubblici.

    Punteggio premiale per continuità

    Viene inoltre introdotto un elemento premiale per le imprese che abbiano ottenuto il rinnovo del rating:

    • per almeno tre volte consecutive.  

    In sostanza:

    • continuità della compliance;
    • stabilità reputazionale;
    • persistenza dei requisiti

    diventano elementi valorizzati dal sistema.

    Attestato in lingua inglese

    Il rating viene ora rilasciato anche:

    • in lingua inglese.  

    Questa modifica evidenzia chiaramente la volontà di rafforzarne:

    • la spendibilità internazionale;
    • il valore reputazionale nei mercati esteri;
    • l’utilizzo nei rapporti con investitori internazionali.

    Il rafforzamento delle cause ostative

    Uno degli aspetti più significativi riguarda il rafforzamento delle cause ostative.

    Il nuovo regolamento amplia infatti:

    • i motivi penali;
    • i motivi prefettizi;
    • i motivi giudiziari;
    • i profili di responsabilità amministrativa rilevanti.  

    Responsabilità amministrativa e D.Lgs. 231/2001

    Diventa causa ostativa:

    • l’esercizio dell’azione penale;
    • per specifici reati rilevanti ai sensi del D.Lgs. 231/2001.  

    Tra i reati richiamati:

    • corruzione;
    • riciclaggio;
    • autoriciclaggio;
    • altri reati presupposto della responsabilità amministrativa degli enti.  

    Questo passaggio è estremamente importante:
    il rating di legalità si integra sempre più con:

    • sistemi di compliance;
    • modelli organizzativi 231;
    • governance aziendale;
    • sistemi di controllo interno.

    Codice antimafia e misure giudiziarie

    Diventano inoltre rilevanti:

    • amministrazione giudiziaria;
    • controllo giudiziario;
    • misure di prevenzione patrimoniali o personali.  

    Il rating assume quindi anche una funzione:

    • di presidio reputazionale;
    • di prevenzione del rischio infiltrativo;
    • di monitoraggio dell’affidabilità complessiva dell’impresa.

    Cause ostative fiscali e contributive

    Permangono inoltre i requisiti relativi:

    • alla regolarità fiscale;
    • contributiva;
    • assicurativa;
    • retributiva;
    • alla sicurezza sul lavoro.  

    Il documento precisa tuttavia alcune ipotesi derogatorie:

    • debiti integralmente estinti;
    • adesione a definizioni agevolate;
    • rateazioni regolarmente rispettate;
    • debiti contenuti entro limiti quantitativi.  

    Questo aspetto è particolarmente importante perché introduce una logica di valutazione sostanziale e non meramente formale.

    Il sistema delle “stellette”

    Il rating prevede:

    • un punteggio base di una stelletta;
    • incrementabile tramite requisiti aggiuntivi;
    • fino a un massimo di tre stellette.  

    Ogni requisito aggiuntivo attribuisce un “+”.

    Tre “+” consentono di ottenere una stella ulteriore.  

    I requisiti premiali

    Tra gli elementi che consentono di ottenere punteggi aggiuntivi:

    • adesione a protocolli di legalità;
    • tracciabilità dei pagamenti;
    • modelli organizzativi 231;
    • sistemi CSR certificati;
    • iscrizione nelle white list prefettizie;
    • adozione di codici etici;
    • modelli anticorruzione;
    • denuncia di reati subiti;
    • continuità pluriennale del rating.  

    Questo elenco è particolarmente significativo:
    il rating di legalità diventa sempre più una sintesi della qualità organizzativa e della maturità della governance aziendale.

    Il processo di richiesta

    La domanda deve essere presentata tramite la piattaforma WebRating dell’AGCM.  

    Il processo prevede:

    1. compilazione della domanda;
    2. download del modulo;
    3. firma digitale del legale rappresentante;
    4. caricamento dei documenti;
    5. invio telematico.  

    Il diagramma presente a pagina 6 illustra chiaramente il workflow digitale della procedura.  

    Tempistiche

    L’AGCM:

    • delibera entro 60 giorni;
    • salvo sospensioni fino a 45 giorni per richieste istruttorie.  

    In caso di incompletezza:

    • l’impresa viene avvisata entro 15 giorni;
    • la mancata integrazione entro 30 giorni comporta rigetto della domanda.  

    I vantaggi bancari

    Uno degli aspetti più rilevanti riguarda l’impatto del rating di legalità sul credito bancario.

    L’art. 5-ter del D.L. n. 1/2012 stabilisce infatti che:

    • il rating deve essere considerato dalle banche;
    • nella concessione dei finanziamenti.  

    Il documento precisa inoltre che:

    • le banche che non tengano conto del rating;
    • devono motivarne le ragioni alla Banca d’Italia.  

    Questo aspetto è estremamente importante:
    il rating di legalità entra direttamente:

    • nei processi istruttori;
    • nei sistemi di valutazione del rischio;
    • nei modelli di merito creditizio.

    Secondo il documento, il possesso del rating comporta generalmente:

    • riduzione delle tempistiche istruttorie;
    • riduzione dei costi di istruttoria;
    • facilitazione nell’accesso al credito.  

    I vantaggi nei rapporti con la Pubblica Amministrazione

    Il rating produce effetti rilevanti anche:

    • nelle gare pubbliche;
    • negli appalti;
    • nei contributi pubblici;
    • nei finanziamenti agevolati.  

    Il nuovo Codice dei Contratti Pubblici consente infatti:

    • attribuzione di punteggi premiali;
    • preferenze in graduatoria;
    • riserve di quote finanziarie.  

    Il rating assume quindi una funzione competitiva concreta nei rapporti con la PA.

    Rating di legalità e governance d’impresa

    L’aspetto probabilmente più interessante riguarda l’evoluzione culturale del rating di legalità.

    Oggi il rating:

    • non è più soltanto una certificazione reputazionale;
    • non è un semplice bollino etico;
    • non rappresenta solo un vantaggio commerciale.

    Diventa sempre più:

    • un indicatore di governance;
    • uno strumento di compliance;
    • un presidio organizzativo;
    • una misura della sostenibilità aziendale;
    • un elemento integrato nei sistemi di risk management.

    Le imprese che investono:

    • in modelli 231;
    • in sistemi anticorruzione;
    • in governance strutturata;
    • in controllo interno;
    • in tracciabilità;
    • in sostenibilità organizzativa

    stanno di fatto costruendo anche un vantaggio competitivo nei confronti:

    • delle banche;
    • della PA;
    • degli investitori;
    • del mercato.

    Considerazioni finali

    L’evoluzione del rating di legalità riflette un cambiamento profondo nel modo in cui viene valutata l’impresa contemporanea.

    La competitività non dipende più esclusivamente:

    • da fatturato;
    • marginalità;
    • patrimonio;
    • dimensione.

    Dipende sempre più:

    • dalla qualità organizzativa;
    • dalla governance;
    • dalla compliance;
    • dalla trasparenza;
    • dalla capacità di gestire il rischio;
    • dall’affidabilità reputazionale.

    Nel contesto attuale, il rating di legalità rappresenta sempre meno un semplice riconoscimento amministrativo e sempre più un asset strategico della pianificazione finanziaria, reputazionale e competitiva dell’impresa.

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