A sette anni dal nostro primo approfondimento sul tema, torniamo sugli obiettivi di sviluppo sostenibile con la nona edizione del Rapporto Istat: un quadro completo su persone, pianeta, prosperità, pace e partnership, a quattro anni dalla scadenza fissata dalle Nazioni Unite
Nel 2019 avevamo dedicato spazio, per la prima volta, all’Agenda 2030 e ai suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs). A distanza di sette anni, con la scadenza del 2030 ormai vicina, l’Istat ha pubblicato il 7 luglio 2026 la nona edizione del Rapporto SDGs, il documento che ogni anno misura in modo sistematico l’avanzamento dell’Italia verso questi obiettivi attraverso 243 misure statistiche (https://www.allameta.eu/sustainable-development-goals/).
È un buon momento per riprendere il filo di quel discorso e fare il punto: a che punto è l’Italia rispetto ai temi della sostenibilità, intesa nella sua accezione più ampia — non solo ambientale, ma anche sociale, economica e istituzionale — e come si colloca rispetto ai principali partner europei.
Il quadro generale: progressi reali, ma nessuna traiettoria lineare
Nell’ultimo anno osservato, poco più della metà delle misure statistiche Istat-SDGs è in miglioramento (51%), mentre un quarto è stabile e un altro quarto peggiora. Sull’orizzonte del decennio il bilancio è più incoraggiante ma tutt’altro che risolto: il 53,8% delle misure mostra un miglioramento, l’11,3% un peggioramento, mentre oltre un terzo (34,8%) presenta un andamento discontinuo, senza una direzione univoca — segno di un percorso fatto di avanzamenti, pause e, in alcuni casi, regressioni.
Il confronto con l’Europa, condotto su 82 indicatori Eurostat, restituisce un’immagine altrettanto sfaccettata. Nel 2025 quasi la metà degli indicatori (49,0%) colloca l’Italia in una posizione di svantaggio rispetto alla media dell’Unione Europea a 27, il 34,0% in una posizione di vantaggio, il restante 17,0% in linea con la media. Rispetto al 2015, tuttavia, il quadro è migliorato in modo evidente: allora gli indicatori sfavorevoli erano il 54% e quelli favorevoli soltanto il 28%.
Per raccontare questo percorso, il Rapporto adotta la tassonomia delle “5P” utilizzata anche a livello internazionale: People (persone), Planet (pianeta), Prosperity (prosperità), Peace (pace) e Partnership (collaborazione). È lo schema che seguiamo anche in questo articolo.
People: povertà, salute, istruzione, parità di genere
L’area People raccoglie i Goal 1-5 e riguarda le condizioni di vita delle persone.
- Goal 1 – Povertà zero. Nel 2024 la povertà assoluta interessa 5,7 milioni di persone (9,8% dei residenti), con un peggioramento significativo nelle Isole (+1,5 punti percentuali sul 2023). Nel 2025 scende invece al 22,6% la quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale, ma il divario resta enorme tra Mezzogiorno (38,4%) e Nord (13,1%).
- Goal 2 – Fame zero. L’insicurezza alimentare sale al 2,2% nel 2025 (4,9% tra gli stranieri). Le coltivazioni biologiche continuano invece a crescere, superando il 20% della superficie agricola utilizzata.
- Goal 3 – Salute e benessere. La speranza di vita in buona salute alla nascita è stimata a 59,1 anni nel 2025, in aumento di quasi un anno rispetto al 2024. Restano forti disparità di genere e territoriali nella mortalità prematura per patologie croniche.
- Goal 4 – Istruzione di qualità. Nell’anno scolastico 2024/2025 peggiorano le competenze di base in italiano e matematica, allontanandosi dai livelli pre-pandemici. Cresce invece, seppur lentamente, la quota di popolazione con competenze digitali di base (54,3% nel 2025).
- Goal 5 – Parità di genere. Resta stabile il divario occupazionale tra donne con figli piccoli e donne senza figli: 58,1% contro 77,4% di tasso di occupazione nella fascia 25-49 anni.
Nel confronto con la best performance europea, l’Italia si posiziona relativamente meglio su Goal 3 e Goal 2, mentre le maggiori criticità restano su Goal 1 e Goal 4.
Planet: acqua, economia circolare, clima, mari, biodiversità
L’area Planet comprende, secondo la classificazione Istat, i Goal 6, 12, 13, 14 e 15.
- Goal 6 – Acqua. L’Italia resta prima nell’UE27 per volume di prelievo di acqua dolce a uso potabile e seconda per valori pro capite. Le reti idriche nei comuni capoluogo registrano un’efficienza stabile (64,8%), ma i comuni soggetti a razionamento salgono da 14 a 17 su 109.
- Goal 12 – Consumo e produzione responsabili. È l’ambito in cui l’Italia ottiene il risultato migliore in assoluto: tutti gli indicatori considerati nel confronto europeo la collocano in vantaggio rispetto alla media UE27. Il tasso di utilizzo circolare dei materiali raggiunge il 21,6% nel 2024, tra i più alti dell’Unione, e i rifiuti urbani pro capite (507,7 kg) restano sotto la media europea.
- Goal 13 – Lotta al cambiamento climatico. Le emissioni di gas serra scendono a 386 milioni di tonnellate di CO2 equivalente nel 2024 (-2,8% sul 2023), sotto il minimo del 2020, grazie soprattutto al settore energetico e alla manifattura. In controtendenza le famiglie (+3,5%, trainate dal trasporto privato). Le temperature medie in Italia nel 2024 sono state di 1,33°C superiori alla media 1991-2020.
- Goal 14 – Vita sott’acqua. I rifiuti marini spiaggiati calano nettamente rispetto al 2015, ma restano lontani dall’obiettivo UE. Solo l’11,6% dei mari italiani è coperto da aree marine protette, contro un target del 30% al 2030.
- Goal 15 – Vita sulla terra. Le aree forestali crescono (31,9% del territorio nel 2025), ma le aree protette restano ferme al 21,7%, senza progressi verso l’obiettivo europeo del 30%. È l’unico Goal in cui, nel confronto con l’UE27, tutti gli indicatori italiani risultano peggiori della media.
Il Goal 12 è dunque il vero punto di forza ambientale dell’Italia nel confronto europeo; il Goal 15 il punto più critico.
Prosperity: energia, lavoro, imprese e innovazione, disuguaglianze, città
L’area Prosperity comprende i Goal 7-11 ed è quella più direttamente collegata alla competitività del sistema produttivo.
- Goal 7 – Energia. L’intensità energetica italiana è tra le più basse dell’UE27, ma la crescita delle rinnovabili (19,4% sul consumo finale lordo nel 2024) procede più lentamente degli obiettivi del PNIEC. È l’unico Goal dell’area Prosperity in linea con la media europea e con i principali partner.
- Goal 8 – Lavoro e crescita economica. Il Pil italiano cresce dello 0,5% nel 2025, meno della media UE27 (+1,5%) ma più di Germania (+0,2%) e in linea con la Francia. La produttività, misurata dal Pil per occupato, cala per il terzo anno consecutivo (-0,5% nel 2025). Persistono forti divari di genere e territoriali nell’occupazione.
- Goal 9 – Imprese, innovazione e infrastrutture. L’intensità di ricerca italiana scende all’1,37% del Pil nel 2023, ben sotto la media UE27 (2,26%). Crescono le vendite digitali delle imprese (15,3% con vendite dirette online nel 2025), ma si riduce la quota di occupati in posizioni ICT specializzate.
- Goal 10 – Ridurre le disuguaglianze. Il reddito disponibile delle famiglie cresce del 2,4% nel 2025. Il rapporto tra il reddito del 20% più ricco e quello del 20% più povero scende a 5,1, ma il rischio di povertà resta molto più alto nelle Isole (35,4%) e tra i cittadini stranieri (34,9%).
- Goal 11 – Città sostenibili. Migliora nettamente la qualità dell’aria nei comuni capoluogo: le concentrazioni elevate di PM2,5 scendono all’11,0% dal 25,0% del 2014, e le morti premature collegate calano a 73 ogni 100.000 abitanti.
Nel confronto con la best performance europea, l’area Prosperity è quella in cui l’Italia mostra il divario più marcato, in particolare sui Goal 8, 9 e 10; la Germania, pur reduce da un biennio di recessione, resta il paese più vicino al miglior risultato europeo proprio su lavoro, innovazione e città.
Peace e Partnership: giustizia, istituzioni, cooperazione internazionale
- Goal 16 – Pace, giustizia e istituzioni. Gli omicidi calano leggermente nel 2024, tornando al minimo storico del 2022. Peggiora invece l’affollamento carcerario (indice a 123,8, da 120,6 del 2024) e restano forti differenze territoriali nella durata dei procedimenti civili: 160 giorni in Valle d’Aosta, 828 in Basilicata.
- Goal 17 – Partnership per gli obiettivi. La quota di Aiuti Pubblici allo Sviluppo sul reddito nazionale lordo cresce per il secondo anno consecutivo, raggiungendo lo 0,30% nel 2025. Prosegue la rapida diffusione della connessione internet ad altissima capacità (FTTH), che passa dal 23,9% delle famiglie nel 2018 al 77,6% nel 2025.
Cosa significa, in sintesi, per chi fa impresa
Il quadro che emerge dal Rapporto SDGs 2026 è quello di un Paese che, in sette anni, ha ridotto in modo apprezzabile la distanza dalla media europea su molti fronti — dal Goal 1 al Goal 4, fino al primato assoluto sul Goal 12 — ma che continua a scontare ritardi strutturali proprio nell’area più legata alla competitività delle imprese: produttività, ricerca e sviluppo, innovazione digitale specialistica, disuguaglianze territoriali e di genere nel mercato del lavoro.
Per un’impresa, in particolare per una PMI, questo significa che i temi della sostenibilità non sono più soltanto un ambito di rendicontazione o comunicazione, ma un terreno su cui si gioca concretamente la competitività: dall’efficienza energetica alla gestione circolare dei materiali, dagli investimenti in ricerca alla riduzione dei divari organizzativi interni. Sono ambiti in cui una consulenza integrata — che unisca pianificazione strategica, innovazione digitale e organizzazione aziendale — può aiutare le imprese a trasformare un obiettivo internazionale in un vantaggio competitivo reale.
La fonte
Il Rapporto SDGs 2026. Informazioni statistiche per l’Agenda 2030 in Italia è la nona edizione del rapporto curato dall’Istat, a cura di Leopoldo Nascia e Paola Ungaro, pubblicato il 7 luglio 2026. Il documento analizza l’andamento dell’Italia rispetto ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite attraverso 243 misure statistiche, organizzate secondo la tassonomia delle “5P” (People, Planet, Prosperity, Peace, Partnership), con un capitolo dedicato al confronto tra l’Italia, l’Unione Europea e le principali economie continentali (Germania, Francia e Spagna) basato sui dati Eurostat.

